
“Non chiamatelo Danteday, perché day è un forestierismo importato in Italia: usarlo sarebbe un’offesa a Dante, padre della lingua italiana”. A precisarlo è stata la professoressa Pina Basile, presidente della “Società Dante Alighieri” di Salerno, in occasione della celebrazione del “Dantedì” a Salerno, tenutosi nel “Salone dei Marmi” del Palazzo di Città. La professoressa Basile ha spiegato perché è stata scelta la data del 25 marzo per celebrare la giornata nazionale che dal 2020 è dedicata a Dante Alighieri e alla sua opera. “Il presidente onorario dell’Accademia della Crusca, il linguista Francesco Sabatini, ha coniato, insieme al giornalista e scrittore Paolo Di Stefano, che nel 2017 propose di dedicare una giornata al poeta fiorentino, il nome “Dantedì. Nel 2020 il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della Cultura, Dario Franceschini ha proclamato il 25 marzo “Giornata nazionale di Dante, in vista delle celebrazioni per il settecentesimo anniversario della morte del poeta, avvenuta nel 1321. È stata scelta questa data perché il 25 marzo del 1300, Dante ha cominciato a scrivere la “Divina Commedia” iniziando simbolicamente il suo viaggio ultraterreno narrato nel poema dantesco. Il 25 marzo è anche il giorno della creazione di Adamo e corrisponde all’Annunciazione, ovvero il momento in cui l’Arcangelo Gabriele annunciò alla Vergine Maria il concepimento di Gesù. Durante il Medioevo il 25 marzo era considerato l’inizio dell’anno civile in molte città italiane, compresa Firenze, la città natale di Dante. Il 25 marzo è anche il giorno della crocifissione di Gesù”. Dopo l’esecuzione dell’Inno Nazionale, suonato dagli eccellenti componenti del gruppo “Coro di Clarinetto” del Liceo Musicale Alfano I diretto dal Maestro Giuseppe Genovese, che nel corso della mattinata hanno eseguito, con grande virtuosismo, anche brani di Morricone , Piovani, Perez e Mangani, è intervenuta l’Assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Salerno, la professoressa Gaetana Falcone, che ha portato i saluti del Sindaco Vincenzo Napoli, ricordato la storia del Salone dei Marmi e sottolineato l’importanza di Dante:” E’ il simbolo dell’Italia nel mondo che ci rende orgogliosi di essere italiani. È ormai un patrimonio universale”. Dante dopo oltre settecento anni dalla sua morte è ancora vivo in tutti noi”. La professoressa Emilia Persiano, già docente di Lettere Italiane e Latine nei licei salernitani, già Preside negli Istituti Superiori d’Istruzione Classica, ha parlato di “Dante Discepolo”: “Tutti noi ci troviamo in una situazione di discepolato. Dante, che è il più misterioso e più letto dei poeti italiani, nella “Divina Commedia” è sempre in un atteggiamento da discepolo perché il suo è un viaggio iniziatico. Dante è discepolo dei tanti maestri che popolano la Divina Commedia: Brunetto Latini, Guido Guinizzelli, Farinata degli Uberti, Virgilio”. La preside Persiano ha lanciato un messaggio ai tanti giovani presenti:” Seguite la vostra passione, anche se gli altri non capiscono: quando avete qualcosa nel cuore che vi sospinge e vi porta verso una meta, seguite la vostra stella perché vi porterà verso una grandissima gioia”. Il piccolo Dante salernitano, Paride Folino, di soli nove anni, della Scuola “Infanzia Serena” di Salerno, diretta dal dottor Domenico Monaco, ha declamato a memoria, con grande capacità recitativa e la giusta intonazione, alcuni versi dei Canti dell’Inferno. Paride ha anche proposto un video con alcune scene de “Lo Straordinario Musical Oliver Twist”, con la regia di Gaetano Stella, presentato al Teatro Sistina di Roma nel quale il piccolo Paride ha interpretato la parte di Oliver Twist. Il diciassettenne Amine Boulmane, nato in Italia, di origini marocchine, che frequenta il quarto anno dell’Istituto Industriale Aeronautico “Mattei Fortunato” di Bellizzi, diretto dalla Dirigente Scolastica Patrizia Campagna, con docente referente, la professoressa Maria Ripa, ha raccontato com’è nato il suo interesse per Dante: “Da piccolissimo cominciai a leggere alcuni testi su Dante e mi innamorai subito dei versi dei Canti dell’Inferno e di tutto il mondo dantesco. Nel mese di febbraio ho anche accompagnato, come guida, insieme ad altri studenti, i visitatori della mostra “II Mio Purgatorio Dante profeta di speranza” tenutasi presso il Museo Diocesano “San Matteo” di Salerno”. Il Professor Alberto Granese, già Ordinario di Letteratura Italiana all’Università di Salerno, uno dei più grandi ed eccellenti dantisti italiani, ha spiegato come erano puniti gli ipocriti e i traditori nel basso Inferno:” Dante incontra gli ipocriti e i traditori che sono considerati da Dante coloro che peccano più degli altri. Dante vede quattro tipi di tradimento: i traditori dei parenti, dove si trova Caino; i traditori della Patria dove incontra il Conte Ugolino; i traditori degli ospiti, i più puniti dell’Inferno, dove si trovano frate Alberigo e Branca Doria; i traditori dei benefattori dove si trovano Lucifero, traditore di Cristo; Giuda Iscariota, traditore di Gesù, e Bruto e Cassio traditori di Cesare. Tutti sono immersi in un lago ghiacciato”. Il professor Granese ha spiegato che ipocrisia e tradimento sono due peccati speculari:” Nel Canto XXIII dell’Inferno Dante incontra gli ipocriti: i frati godenti Catalano dei Malavolti e Loderingo degli Andalò che nella VI Bolgia camminano faticosamente sotto pesanti cappe di piombo, dorate all’esterno. Dante, che mette in evidenza due peccati che sono purtroppo peccati anche delle nostre comunità, lancia un messaggio: così come il suo comportamento è stato sempre di grande sincerità e lealtà, anche il nostro comportamento deve essere improntato alla massima sincerità e lealtà, altrimenti si diventa ipocriti e traditori”. La violoncellista salernitana Isabella Barbarini, del “Liceo Torquato Tasso”, ha eseguito il “Caprice 2” di Servais e alcune delle Suite di Bach tra le quali la Suite per violoncello n. 1 in sol maggiore BWV 1007 di una bellezza straordinaria, un pezzo imprescindibile per ogni violoncellista. Gli alunni della Classe IV C dell’Istituto di Istruzione Superiore Indirizzo Classico “De Filippis – Galdi” di Cava dè Tirreni, diretto dalla Dirigente Scolastica Maria Alfano, docente referente la professoressa Giuseppina Orsini con la professoressa Gianfranca Baldi, hanno presentato il loro lavoro: “L’invidia rivela la mediocrità: riflessioni sul XIII del Purgatorio”. Gli alunni del Liceo Classico Torquato Tasso di Salerno, diretto dalla Dirigente Scolastica Ida Lenza, con la Docente referente Giuseppina Martino hanno presentato il loro lavoro intitolato “Dante che storia!” (canti dell’Inferno II – V- IX – XXVI). La dottoressa Benedetta Roberta Tramonti, laureata in Lettere Classiche all’Università degli Studi di Salerno, che sta portando avanti un progetto di ricerca sulla moda, ha parlato di un aspetto innovativo: “Il rapporto di Dante con la moda”:” Un viaggio nel mondo dantesco utilizzando la moda come filo conduttore o meglio, come filo rosso, visto che il colore rosso, vermiglio, sanguigno, è il vero protagonista della Commedia di Dante. Lo stesso Dante indossa un completo di colore rosso, composto da tre pezzi, da indossare sovrapposti, che al tempo di Dante veniva denominato roba, che indossavano le persone facoltose che intendevano mostrare la dignità della loro condizione sociale differenziandosi dall’abbigliamento alla moda delle classi sociali emergenti, caratterizzato dalla linea aderente e corta. Il colore rosso è il simbolo del potere, della virtù, della nobiltà. L’abito che Dante indossa è la bandiera di Firenze: la moda è dialogo, relazione e crea una comunità. Membro dell’Arte dei medici e degli speziali di Firenze, Dante, che aveva ricoperto la carica di priore e quella di consigliere, aveva dignità per poter indossare abiti come questi. Anche il colore del vestito di Beatrice è di colore rosso. L’abito diventa il momento in cui apparenza ed essenza diventano una cosa sola. Il termine moda non esisteva ai tempi di Dante, tuttavia Dante era un uomo che guardava il suo tempo attraverso tutti gli aspetti che lo caratterizzavano”. Gli studenti delle classi II e III della Scuola Secondaria dell’Istituto Comprensivo Calcedonia- San Tommaso d’Aquino, diretto dalla Dirigente Scolastica Annamaria Martulano, docenti referenti: la professoressa Ilaria Cipolletta, la professoressa Floriana Grisolia e i docenti Rosanna Gentile, Clelia Olivieri, Danilo Scialdone, hanno presentato un loro omaggio ai versi di Dante con il lavoro “Dante in Voce”. Il professor Alfonso Tortora, docente di Storia Moderna all’Università degli Studi di Salerno, ha parlato di Gioacchino da Fiore, una rilettura attuale di questa importante personalità presente nel Paradiso della Divina Commedia:” Secondo Gioacchino da Fiore la Storia, definita come processo umano, è un’evoluzione al cui centro c’è l’uomo, figlio della creazione, che segue i ritmi della volontà di Dio. Gioacchino da Fiore intravede una lieve deformazione della Chiesa Cattolica che sta deviando il suo percorso rispetto al messaggio del Cristo e quindi necessita di essere riabilitata. A causa di questo pensiero, nel Concilio del 1215, Gioacchino da Fiore viene additato come eretico da Papa Innocenzo III”. Il professor Tortora ha precisato:” Non chiamatelo Gioacchino da Fiore, ma Gioacchino di Fiore. Egli sceglie un nuovo percorso di vita: fonda un cenobio, dedicato a San Giovanni e viene battezzato con il nome simbolico “di Fiore”. Cambia quindi nella sua vita la scelta dell’ordine monastico fondandone uno a sé stante. Questo al tempo era considerato un atto eretico. Gioacchino è il primo che pone in essere nuovi discorsi di matrice teologale per interpretare le sacre scritture. Gioacchino di Fiore è stato un visionario, un profeta, un missionario e, sul piano teologico, un uomo che ha aperto le coscienze della sua epoca alle riflessioni sull’essenza della divinità. Egli scrive e vive da Santo. È un grande uomo di chiesa”. Gli studenti dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Margherita Hack”, il Liceo Scientifico di Baronissi, diretto dalla Dirigente Scolastica Roberta Masi, docente referente Patrizia Landi, hanno presentato il loro:” Processo a Dante. Giustizia o ingiustizia”. Il professor Marco Di Matteo, docente di Storia e Filosofia al Liceo Tasso, di Salerno, presidente dell’associazione Culturale “Veritatis Splendor” ha parlato del “Ruolo del padre in Dante”. “Alcuni personaggi della “Divina Commedia” incarnano la figura paterna, come Virgilio, che è un padre nei confronti di Dante che accompagna con affetto nel suo cammino di iniziazione alla vita. Altri due padri sono presenti nel Canto X dell’Inferno, due padri feriti: Farinata degli Uberti e Cavalcante dei Cavalcanti. Poi abbiamo la straordinaria figura di Brunetto Latini che è una guida, ma allo stesso tempo è un padre che possiede la conoscenza del cuore. Dove troviamo in pienezza l’incarnazione del ruolo del padre, come anche rappresentante del Padre celeste, è nella figura di Cacciaguida. La stessa Beatrice, che è una figura femminile e che incarnerebbe l’amore materno, paradossalmente in alcuni passaggi della “Divina Commedia “assume la durezza di un padre che rimprovera il figlio, una funzione simile a quella del padre. Beatrice appare come una sorta di mediatrice tra Dante e un altro padre, appunto Cacciaguida, avo di Dante, che chiarisce il contenuto di tutte le profezie che Dante ha ascoltato sulla sua fortuna terrena. Nella Divina Commedia ci sono i padri spirituali e i padri naturali come può essere considerato Cacciaguida”. Gli alunni della Classe 3B del Liceo Alfano I Indirizzo Scienze Umane, diretto dal Dirigente Scolastico la professoressa Elisabetta Barone, docente referente la professoressa Anna Procida, hanno presentato il loro lavoro” L’Inferno Dantesco in Filatelia”. (Foto di Antonio Rinaldi e Sabato Scarpa).
Aniello Palumbo










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